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GLI ABITANTI DI CASTENEDOLO PROTESTANO PER IL RUMORE dal 'Giornale di Brescia', 21 Ottobre 2007

IL SONNO E GLI AEREI lettera inviata al 'Corriere della Sera', 26 Ottobre 2007

CHIUDIAMO IL D'ANNUNZIO lettera inviata al 'Giornale di Brescia', 30 Agosto 2007

NUOVA COMPAGNIA AEREA PER MONTICHIARI dal 'Giornale di Brescia', 24 Agosto 2007

POTENZIAMENTO DELL'AEROPORTO dal 'Giornale di Brescia', 02 Agosto 2007

QUEGLI AEREI A BASSA QUOTA da 'BresciaOggi', 29 Luglio 2007

VOLI NOTTURNI, C'E' QUALCOSA CHE NON FUNZIONA lettera inviata al 'Giornale di Brescia', 18 Luglio 2007

TRAFFICO AEREO E TUTELA DEL TERRITORIO lettera inviata al 'Giornale di Brescia'

MONTICHIARI, A COSA SERVE L'AEROPORTO lettera inviata al 'Giornale di Brescia'

PREOCCUPAZIONI A CASTENEDOLO - Aspettando il piano aeroportuale lettera inviata al 'Giornale di Brescia'

A VERONA CATULLO NON DECOLLA da 'L'Espresso' del 07 Aprile 2007

AEROPORTO, IL PIANO DEI PROBLEMI da www.eddyburg.it, pubblicato il 10 Ottobre 2006

DA GHEDI A CASTENEDOLO PREOCCUPAZIONE PER I VOLI NOTTURNI da 'Giornale di Brescia' del 28 Settembre 2006

HUB ? BURP ! da www.eddyburg.it, pubblicato il 5 Settembre 2006


GLI ABITANTI DI CASTENEDOLO PROTESTANO PER IL RUMORE


IL SONNO E GLI AEREI


CHIUDIAMO IL D'ANNUNZIO


Visto il disturbo alla popolazione, la non convenienza economica, la dubbia utilità e le difficoltà di dare un accettabile assetto proprietario all’aeroporto «Gabriele d’Annunzio» di Montichiari, suggerirei una radicale soluzione: chiuderlo e destinare l’area ad un altro uso. Si potrebbe dedicare la vasta porzione di territorio alla costruzione di una centrale a energia solare. L’idea è meno peregrina di quanto appaia, si realizzerebbe un’opera realmente necessaria che fornirebbe energia quando questa serve di più, nelle ore centrali delle giornate estive. Si riconvertirebbe una parte dell’economia della zona con un’attività finalizzata al raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto. - Della parte ingegneristica potrebbe occuparsene l’Asm di Brescia, magari in collaborazione con la facoltà di ingegneria dell’università. Si creerebbe un polo di ricerca e non si avrebbe più la scusa della centrale a biogas da rifiuti per insediare una nuova mega-discarica nel già martoriato territorio di Montichiari. Asm muterebbe finalmente la sua linea industriale con tecnologie avanzate, e non avrebbe giustificazioni per tentare di impiantare in futuro una centrale a turbogas. I cargo postali potrebbero andare su altri aeroporti mai utilizzati, come quello di Parma, oppure auspicabilmente su rotaia, considerando che in futuro forse solo le cartoline si manderanno tramite posta non elettronica e la consegna pacchi potrebbe essere anche ritardata di un giorno senza alcun dramma. L’occupazione verrebbe salvata convertendo gli addetti allo scalo, mentre la dirigenza potrebbe essere tranquillamente sostituita, senza timore di perdere elementi validi. - Una fola? Non penso, considerando che in Germania, Paese meno soleggiato del nostro, hanno gia realizzato un’operazione del genere.

LUIGI CHESINI - Montichiari


NUOVA COMPAGNIA AEREA PER MONTICHIARI

Leali vola su Brescia con una nuova compagnia
Aperta la trattativa con l’aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari per il trasferimento merci
Nasce una compagnia aerea bresciana. Il nome è ancora sconosciuto, ma il principale fautore della società non è nuovo a queste imprese commerciali. - Alcide Leali, già socio fondatore dell’Air Dolomiti, si appresta infatti ad iniziare una nuova avventura nell’ambito vettoriale. L’attività della neo azienda aeronautica sarà essenzialmente costruita attorno al trasferimento di merci con aerei cargo. Inoltre, la base operativa potrebbe essere Montichiari. - Leali fiutò l’affare del volo nel 1989 quando venne avviata la liberalizzazione del mercato dei trasporti aerei dando vita alla compagnia aerea contraddistinguibile anche dai suoi colori bianco-verdi. - L’Air Dolomiti nacque nel 1991 con l’obiettivo di diventare il principale vettore di collegamento tra gli aeroporti delle città d’affari di media dimensione. Dopo il suo indubbio successo, nel 2003, Leali vendette la sua quota (pari al 31,2%) incassando circa 40 milioni di euro


POTENZIAMENTO DELL'AEROPORTO

Da Cittadino di Castenedolo, mi vorrei inserire nel dibattito inerente l’aeroporto D’Annunzio (detto di Montichiari, anche se i gravi disagi provocati dall’attività gravano in realtà su altri paesi). - Già oggi, dal lunedì al venerdì, dalle 23.45 alle 3 di notte, «godiamo» dei voli postali. - I progetti prevedono uno sviluppo che porterà il D’Annunzio a diventare uno dei maggiori scali merci del Sud-Europa, con un traffico superiore a Malpensa (terzo Scenario, 25 milioni di passeggeri equivalenti). - Vantaggi economici? Per alcuni, forse; l’incontestabile enorme danno ambientale che causerà l’aeroporto, direttamente ed indirettamente, provocherà anche danni economici diretti ed immediati: pensiamo soltanto alle centinaia di milioni di euro di svalutazione complessiva che avranno tutti gli immobili residenziali di Castenedolo, Capodimonte, Borgosatollo, Montirone, Carpendolo, ecc. - Ciò non potrà non riflettersi, nonostante la sordità delle Amministrazioni comunali, in una legittima richiesta di revisione, al ribasso ovviamente, dei valori imponibili su cui calcolare l’Ici. - Nei giorni scorsi è stata creata, da organismi bresciani e con soldi pubblici, una società che vuole concorrere all’assegnazione della gestione dell’aeroporto, per darvi maggiore sviluppo: sorridenti, abbiamo potuto riconoscere tra gli intervenuti, il sindaco di Brescia Paolo Corsini, il vicepresidente della Regione Lombardia Viviana Beccalossi, il deputato Emilio Del Bono, il sindaco di Castenedolo Giuliano Salomoni. - Ed allora chiediamo ai sindaci, ai consiglieri provinciali e regionali, ai parlamentari qui eletti, di dichiarare subito, pubblicamente, senza se e senza ma, quale è la loro posizione, quale è il loro impegno. - Senza però vengano utilizzate le solite squallide formule ambigue, quali «sono a favore dell’insediamento, purché rispetti l’ambiente e la qualità della vita», perché è evidente a tutti che ciò è assolutamente impossibile; senza neanche utilizzare la scusa «purtroppo non posso farci nulla, dipende da altri», perché, se la dignità di un uomo ha ancora un valore, chi candidatosi a difensore non può difendere, dovrebbe dimettersi. - Già in questi mesi abbiamo potuto «apprezzare» le capacità recitative di coloro che, di fronte ad una platea di industriali si dichiarano «a favore di un potenziamento di una struttura che darà enormi (!?) vantaggi economici» e incontrando un gruppo di cittadini, o un gruppo ambientalista, erano capaci di dichiararsi «preoccupati di una realizzazione che sconvolgerà irrimediabilmente un’area di oltre 50 chilometri quadrati». - Nelle fotografie e negli scritti, rivedremo e riconosceremo i volti sorridenti delle varie inaugurazioni ad uso e consumo elettoralistico (la prima pietra, il primo decollo, il primo atterraggio, ecc.) - Le vittorie hanno molti padri, le sconfitte sono sempre orfane. - Ma noi avremo la memoria lunga.

STEFANO BRUNELLI - Castenedolo -


QUEGLI AEREI A BASSA QUOTA


VOLI NOTTURNI, C'E' QUALCOSA CHE NON FUNZIONA

Leggiamo sulla stampa locale le molteplici iniziative politiche da parte di vari Enti istituzionali ed Associazioni di categoria, in stretta collaborazione con deputati bresciani, nei confronti del Ministero dei trasporti per accelerare le pratiche miranti ad ottenere la Autorizzazione al volo quarantennale per la Società D’Annunzio di Montichiari. - Si riscontra inoltre la volontà di cordate di varie Amministrazioni pubbliche in assonanza ad associazioni di categorie e ad istituti bancari per ottenere la maggioranza della Società D’Annunzio esautorando in tal modo la cordata finanziaria dei veronesi che posseggono ad ora l’85% dell’azionariato. Tutto ciò con il chiaro intento di potenziare e far decollare l’aeroporto D’Annunzio ora sottoutilizzato. - Peccato però che gli Onorevoli bresciani si stiano dimenticando dei diritti dei cittadini che vivono e lavorano nei Comuni che si trovano attorno al sedime aeroportuale. Che le varie Associazioni di categoria con in testa la Camera di Commercio abbiano l’obiettivo di potenziare questa struttura non meraviglia, ma che i politici della nostra provincia si dimentichino che siedono in Parlamento o in altre sedi istituzionali in rappresentanza dei cittadini che li hanno votati mi sembra cosa alquanto irriverente nei confronti degli stessi cittadini. - Voglio dire che il ruolo dei politici mi pare sia di mediare interessi contrapposti ed è loro compito trovare delle soluzioni che vadano bene a tutti. Mentre sto scrivendo la presente lettera (ore 24 del 13/7/07) stanno sorvolando a bassa quota sulle case di Carpenedolo alcuni dei 12 aerei che conciliano il sonno della mia comunità dal lunedì al venerdì dalle ore 23.45 all’1 circa. Aerei postali che dopo circa 2 ore decollano a nord sorvolando le comunità di Montirone, Borgosatollo e Castenedolo dalle ore 3 alle 4 di notte. - Mi chiedo se i nostri Onorevoli conoscano questo disagio che potrebbe esplodere con una protesta popolare che metterebbe in discussione la loro rielezione alle prossime Politiche. Se lorsignori non sapranno affrontare questo problema consiglio loro di non permettersi di richiedere la fiducia alle nostre comunità. - Pongo loro un quesito a cui la mia Associazione Cambiarotta chiede una formale risposta. - Premesso che i voli notturni dalle ore 23 alle 6 sono vietati dalla legge, sappiamo che in deroga a tale norma possono volare di notte i voli di Stato. Ma come è possibile che i voli postali siano considerati voli di Stato essendo le Poste Italiane una SpA privatizzata? Inoltre ogni volo notturno equivale per le norme aeronautiche a 10 voli. - Se così è ne consegue che i 24 movimenti notturni (12+12) equivarrebbero a 240 voli/die. - Ma ciò come è possibile allorquando il decreto del Ministero dell’ambiente ha autorizzato il 21 dicembre 2000 con DEC/VIA/5672 dopo il VIA (Valutazione di impatto ambientale) del 99, l’avvio dell’attività dell’aeroporto per un numero di 46 movimenti (decolli + atterraggi giorno medio) - È evidente una sperequazione che dovrà essere valutata anche in sede giudiziale. - Cambiarotta attende risposte precise.

Dr. SERGIO PERINI - Presidente di Cambiarotta - Carpenedolo


 

TRAFFICO AEREO E TUTELA DEL TERRITORIO


MONTICHIARI, A COSA SERVE L'AEROPORTO?


PREOCCUPAZIONI A CASTENEDOLO


A VERONA CATULLO NON DECOLLA

Dovevano solo rifare le piste del Catullo di Verona, spostando il traffico su altri scali: decisero di costruire un nuovo aeroporto a Montichiari di Brescia. Ora l'autostazione è un fantasma in mezzo alla bassa bresciana. L'idea fu dell'ex deputato forzista ed ex presidente dell'aeroporto Catullo, Massimo Ferro. Nel 1998 Verona chiuse per qualche mese, e intanto venne inaugurato il nuovo aeroporto. Spesa: 50 miliardi di lire. Sistemate le piste, gli aerei tornarono a Verona e a Montichiari non rimase quasi nulla. Un viaggio giornaliero su Londra e alcuni cargo la settimana. Montichiari ha chuiso il bilancio 2005 con una perdita di 3,8 milioni di euro, trascinando in rosso anche Verona, il cui direttore amministrativo ha deciso di andarsene. Tra l'altro, gli aerei passeggeri non hanno mai pagato nulla per atterrare, anzi in alcuni casi hanno ricevuto ulteriori vantaggi economici. Il sindacato UIL ha fatto i conti in tasca e ha dimostrato che Montichiari perde mensilmente circa 600 mila euro e dal '99 il costo di gestione è stato di 36 milioni di euro. Iniziando proprio in questi giorni, sono in arrivo a Montichiari, dalle 23 alle 2 di notte, 6 o 7 cargo delle Poste Italiane, già rifiutati a Bologna. Intanto a Carpenedolo è nata l'associazione Cambiarotta per evitare che un aeroporto fantasma si trasformi in un incubo notturno con i conti in rosso (P.T.)


AEROPORTO, IL PIANO DEI PROBLEMI

Autore: Di Chiara, Francesco

Resoconto (desolantemente localistico, e non per colpa del giornalista) della prima assemblea VAS sul progetto di HUB megalopolitano a Montichiari. Bresciaoggi, 8 ottobre 2006 (f.b.)

I problemi del presente, le soluzioni del futuro. Per la prima volta istituzioni e cittadini si sono confrontate sull’articolato «nodo» aeroporto. L’occasione è stata offerta dall’assemblea pubblica promossa dalla Provincia per discutere dell’iter della Vas, acronimo di «Valutazione ambientale strategica» dell’area che circonda lo scalo di Montichiari. Al «Tartaglia» di Brescia rappresentanti delle associazioni di cittadini e i sindaci dei paesi coinvolti direttamente o indirettamente dal «D’Annunzio» hanno ascoltato le relazioni dei tre assessori provinciali responsabili del progetto: Mauro Parolini si è occupato di Viabilità, Valerio Prignachi di trasporto e Aristide Peli che ha curato il riassetto territoriale.
La Vas coinvolge a vario titolo Montichiari, Ghedi, Castenedolo e Montirone ed ha una dimensione di 49 chilometri quadrati. Programmare uno sviluppo armonico della zona oltre che a tutelare la vivibilità delle aree urbane rappresenta la condizione essenziale per accedere ai fondi dell’Unione Europea. L’efficacia del Via è direttamente proporzionale alla precisione con cui vengono fissati gli obiettivi strategici in materia ambientale. urbanistica, economici e sociali. «Questi indici devono essere compilati con la vostra collaborazione - ha spiegato Peli rivolgendosi alle associazioni ambientaliste ed agli amministratori comunali presenti -: senza il rispetto dei parametri della Vas non si va da nessuna parte». Alcune associazioni presenti hanno fatto sentire la loro voce e gli argomenti sollevati sono piuttosto allarmanti.
L’area sottoposta al Vas riguarda l’aeroporto ma influisce inevitabilmente sullo sviluppo della Fascia d’oro snodo di sviluppo economico provinciale. «Le attuali rotte minano la vivibilità di troppi cittadini - ha ribadito Sergio Perini presidente di Cambiarotta, associazione di Carpenedolo -: e la situazione è destinata a peggiorare da gennaio quando inizieranno i voli notturni per le Poste Italiane. Nessuno ci ha mai contattati e noi siamo contrari ad uno sviluppo insostenibile. Ne abbiamo avuto la prova nel ’99 quando ci passavano sulla testa centinaia di voli al giorno. Non vogliamo più rivivere quella situazione».
Preoccupata anche Legambiente che per bocca di Pietro Garbarino ha proposto di «rinunciare all’Alta capacità. Abbiamo già la linea per Parma che possiamo sviluppare». Il pericolo di contaminazione delle falde è stato invece paventato dagli ambientalisti di Montirone che hanno rimarcato: «Siamo il Comune più massacrato da questo piano incredibile di sviluppo. Non solo ci tolgono terreni, ci inquinano l’aria, ci tolgono il respiro, ci impediscono di costruire e ci assediano con i rumori. Rischiamo anche la distruzione delle nostre falde acquifere che si trovano a bassa profondità, se non erro a 25-30 metri ed anche meno. Che futuro daremo ai nostri figli?».
Sul tavolo sono finiti anche i problemi legati a cave e discariche. Oltretutto nell’area interessata dalla Vas non esiste ancora nessuna centralina per il rilevamento dei dati d’inquinamento.
Sul piede di guerra anche gli agricoltori che per bocca di Alberto Giovanardi della Coldiretti hanno chiesto a gran voce un «immediato programma di rimborso per le potenzialità agricole e di allevamento che ogni giorno vanno perse in un’area tra le più sviluppate, per stalle e raccolto, dell’intera provincia. Non deve accadere la fuga dalle campagne».
Il tempo intanto incalza. I sindaci dell’area si ritroveranno con la Provincia il 16 ottobre, ed entro fine novembre i primi dati della Vas dovranno essere pronti per l’Unione Europea.

Postilla
Apparentemente tutto sembrerebbe filare relativamente liscio e “istituzionale”, pur con le gravi preoccupazioni espresse da molti, in questa prima esperienza di Valutazione Ambientale Strategica. Salvo che strategica non lo è affatto, visto che tanto per cominciare il Piano d’Area è del tutto sottodimensionato rispetto ai problemi effettivamente sollevati da questo HUB. Un complesso aeroportuale che, sotto sotto, da un lato si affianca con poderose dimensioni a Malpensa (e sappiamo quanti e quali effetti ha avuto in pochi lustri lo sviluppo dell’Hub varesino), dall’altro calamita una serie di interessi e spinte molto più ampia: a partire dal sistema dell’alta capacità ferroviaria, che qui il rappresentante di Legambiente sembra mettere in discussione. Ma non per colpa sua il giornalista, e conseguentemente il dibattito e la percezione, continua a volare bassissimo. Perché la stampa nazionale tace? Perché, come osservava Maria Pia Guermandi, sappiamo tutto delle casalinghe della Valsusa contro il tunnel ferroviario, ma questa assemblea bresciana sembra parlare di un progetto di nuovi giardini pubblici, anziché di un enorme magnete di traffico e aspettative? Che la giunta regionale lombarda (e la cultura che la sostiene, non solo a destra) dopo aver avocato a sé i piani d’area, voglia anche farlo per il dibattito relativo? (f.b.)

 


DA GHEDI A CASTENEDOLO PREOCCUPAZIONE PER I VOLI NOTTURNI

Dai sindaci di Ghedi e Castenedolo viene espressa preoccupazione per i voli notturni che a partire da gennaio, in virtù dell’accordo tra la società di gestione dell’aeroporto e Poste italiane, fanno scalo su Montichiari. Si tratterà di tredici voli, «compressi» in un arco di due ore, tra le 23 e l’una di notte.
Così si esprime Anna Guarneri, sindaco di Ghedi: «Pur comprendendo l’importanza dell’accordo con Poste italiane ai fini dello sviluppo dell’aeroporto, siamo preoccupati per la qualità della vita dei nostri cittadini. Ragione per cui auspichiamo, oltre ad uno sviluppo anche del traffico dei passeggeri, che qualcuno si faccia carico del problema».
Sulla stessa lunghezza d’onda Giuliano Salomoni, primo cittadino di Castenedolo: «L’ottica della sensibilità ambientale è per noi prioritaria, pur consapevoli dell’importanza economica della crescita dell’aeroporto. Lo sviluppo cargo concentrato di notte ci preoccupa, anche perché nelle ultime settimane il volo delle 23 ha già suscitato le lamentele dei cittadini».
Salomoni ha parlato anche dei vincoli derivanti dal Piano d’area: «Per il nostro Comune sono piuttosto pesanti: circa un terzo del nostro territorio è appunto sottoposto a vincolo per l’aeroporto, il che vuol dire che quell’area non potrà mai essere zona residenziale. Peraltro lo sviluppo a lungo periodo previsto dal piano, "parametrato" su 20-25 milioni di passeggeri, ci pare francamente irrealizzabile: non era meglio ragionare su una dimensione più ridotta e realistica, così da ridurre i pesanti vincoli che ne derivano per Castenedolo?» 


 

HUB ? BURP !

Autore: Bottini, Fabrizio

L'urgenza di sfasciare il Parco Ticino per l'Hub di Malpensa? Era tutto uno scherzo: ora c'è un nuovo Hub, in pieno Corridoio 5, nella pianura bresciana di Montichiari. Fra Lisbona e Kiev

Un'ala sul mare è solitaria. Ondeggia come pallido rottame. E le sue penne, senza più legame, sparse tremano ad ogni soffio d'aria. … Chi la raccoglierà? Chi con più forte lega saprà rigiugnere le penne sparse per ritentare il folle volo?
Niente meglio delle parole, più “alate” che mai, del Vate per antonomasia, per introdurre questa dolente nota (un intero spartito, direi) di vicende padane. Niente di meglio: sia perché idealmente il poeta dall’alto del suo Vittoriale scruta l’immensa pianura dal Chiese al Mella; sia perché a Gabriele D’Annunzio è dedicato l’attuale aeroporto di Montichiari, una ventina di chilometri a sud di Brescia, nell’angolo fra la SS 236 Goitese e la trasversale di media pianura verso Orzinuovi-Crema-Pavia. Una pista, qualche edificio di servizio, una strada che ci passa davanti, e a ovest oltre una larga striscia di campagna altre piste e altri edifici, stavolta verniciati a chiazze marrone-mimetico: l’aeroporto militare di Ghedi. Spazi che sono saliti agli altari della cronaca solo occasionalmente, ad esempio quando un altro più moderno esperto in parole alate, il sublime romanziere Aldo Busi, si è speso a favore dell’uso civile (prima del 2000 era militare) e modernizzazione dello scalo di Montichiari. Ma come ben sa chiunque si occupa di territorio, la calma più appare piatta più è foriera di rapidi sommovimenti. O, per usare le parole del Vate, di chi vuole “ con più forte lega … rigiugnere le penne sparse per ritentare il folle volo”. E figuriamoci quanto è salda la lega, quando ha pure la “L” maiuscola!

Del resto il ricongiungimento da queste parti è fatto quasi naturale e spontaneo. Lo osservava già alla fine degli anni ’60 l’ingegner Matteo Maternini, come la striscia più o meno continua di pianura immediatamente a sud degli sbocchi di valle alpini, con la sua forte e consolidata urbanizzazione e infrastrutturazione, presentasse caratteristiche di potenziale nucleo portante, corridoio di mobilità, in tutto e per tutto assimilabile all’allora emergente modello megalopolitano “Bos-Wash”. E la pianura a sud di Brescia, è contigua a quella a sud di Bergamo, e prima di quella a sud di Verona … beh, avete indovinato: ai giorni nostri questa cosa si chiama istituzionalmente Corridoio Europeo 5.
Contemporaneamente alle ricerche del professor Maternini, e a quanto pare ignorandone in buona o mala fede il portato, si sviluppavano studi e opere per la conversione di altro aeroporto militare a civile, e successivamente a Hub internazionale. E anche qui avete ovviamente indovinato: sull’alta pianura varesina, parallelamente al corso dell’azzurro Ticino, iniziavano a rombare sulle teste dei residenti i primi Caravelle e DC8 di Malpensa. Il problema era duplice. Da un lato i nuclei abitati in relativa crescita che circondavano l’area di sviluppo dello scalo e delle reti di accesso. Dall’altro la nuova coscienza ambientalista e di partecipazione che faceva nascere (accidenti a loro!) proprio attorno alle piste una delle più interessanti esperienze di parco naturale regionale in area ad alta urbanizzazione d’Europa. Insomma una bella rogna per “ ritentare il folle volo”. Senza contare che, nella prospettiva di una integrazione dei sistemi aeroportuali col resto delle grandi reti di trasporto, Malpensa si colloca decisamente fuori da qualunque stiracchiamento del corridoio padano. E concludo questo lungo preludio con una bella e lunga citazione:

Significative sono le risultanze di (quasi) recenti studi che individuerebbero il futuro padano del trasporto aereo intercontinentale in Montichiari, presso Brescia. È questa una imponente infrastruttura militare da poco dismessa, integrabile con quella adiacente di Ghedi, in fase di dismissione. Le aree disponibili sono enormi. Pure enormi sono le aree adiacenti libere da costruzioni, da sempre salvaguardate dal vincolo militare. La localizzazione nel baricentro del corridoio padano (e proprio su una direttrice dell’alta velocità ferroviaria) è ottimale. Qui potrebbe, insomma, essere localizzato quanto in futuro necessario nell’area padana e non ulteriormente localizzabile in Malpensa. O addirittura: anche quanto già è (e sarà) in Malpensa, ma con inconvenienti, potrà proficuamente trovar miglior posto qui. Ma questa è un’altra storia.”
Già, un’altra storia.

Una storia che vede improvvisamente incrociarsi qui, tra i campi a mezza strada fra le Prealpi e le basse di pianura fa le anse dei corsi d’acqua, tutti i flussi di interessi che prendono via via il nome di alta capacità ferroviaria, corridoi e opere autostradali varie (Bre.Be.Mi; Ti-Bre; Cremona Mantova) più cose “locali” che vanno dalla connessa stazione ferroviaria Montichiari (intermedia fra Lisbona e Kiev, no?), ad altri collegamenti metropolitani e ferroviari minori, al completamento della “Corda Molle” provinciale 19 (il bypass metropolitano meridionale di Brescia), agli insediamenti della logistica, dei servizi aeroportuali diretti e di quelli che il mitico “mercato” si trascina appresso. Ovvero commercio, intrattenimento (a partire dal nuovo complesso dello stadio bresciano), servizi vari. E questo per fermarsi solo al nucleo centrale aeroportuale e linee di alimentazione e deflusso principali. Ci sarebbero poi gli effetti indotti, ma per ora lasciamo perdere.

Per capire le dimensioni e la potenza di questo magnete insediativo, basta riassumere brevemente l’idea di scalo: prima potenziare e riorganizzare quello esistente, poi realizzare una seconda pista parallela, poi su tempi più lunghi (ma si tratta di lustri, non di secoli) gestire la dismissione pianificata dello scalo militare di Ghedi e procedere a un riuso anche di quelle piste. Previsione a tempi medi di potenzialità passeggeri, attorno ai 10 milioni l’anno. Su quelli lunghi anche 20 milioni.
Non si tratta di speculazioni teoriche. I convegni coi sociofagi che urlano da un palco l’ineluttabilità dello sviluppo locale a colpi di metri cubi e strisce d’asfalto li hanno già fatti e archiviati. Lo Schema di Piano d’Area per l’Aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari è pubblicato da qualche settimana, e racconta esattamente queste cose.
Scorrendolo, il Piano d’Area (che come estensione diretta riguarda un piccolo spicchio di pianura padana comprendente tre ancor più piccoli comuni), in particolare si scoprono gli “scenari”, il grande respiro territoriale che ci sballotterà da una parte all’altra nel futuro prossimo e sino all’ineluttabile serena vecchiaia.

C’è il breve termine, ovvero i prossimi cinque anni che dovrebbero vedere completato il bypass metropolitano della Corda Molle, raccordata alla “direttissima Brescia-Milano”. Se queste sono considerate opere completate, la pianura secondo il documento dovrebbe anche essere già solcata dalle terre smosse dei cantieri della Cremona-Mantova, e “ la cosiddetta TIBRE che collegherà Parma con Nogarole Rocca”.
Nel medio termine, dei dieci anni, già sfreccia nelle ex campagne, verso il pedecollina di Castenedolo, la Lisbona-Kiev, con la sua bella stazione che “ caratterizzerà lo scalo di Montichiari rendendolo complementare a quello di Malpensa”. Col nuovo treno siamo a mezz’ora da Milano e a un’ora da Venezia. I passeggeri sono dieci milioni l’anno (nel 2005 ne ha gestiti 400.000), ma per fortuna si può comodamente “ effettuare il check-in di accesso all’aeroporto anche presso la stazione AC/AV”. Nel frattempo è anche cresciuta moltissimo, in termini di merci movimentate e di dimensione dei servizi a terra e insediamenti complementari, l’attività logistica.
Infine, nel lungo termine (solo del primo ciclo di sviluppo, neh?), fino a vent’anni, costruzione della seconda pista e assunzione del ruolo di potenziale “ secondo Hub regionale” sino a incorporare il modernizzato e demilitarizzato aeroporto di Ghedi. Il tutto in “collegamento ferroviario metropolitano con il sistema urbano di Brescia”, il che implicitamente significa, pur con tutte le cautele e corridoi di rispetto del caso, una sostanziale saldatura almeno fra la linea della trasversale di pianura e il pedemonte metropolitano, in un unico sistema ad urbanizzazione compatta. Cosa che suonerebbe superficialmente gioiosa per chi si oppone da sempre alla proliferazione dello sprawl padano, ma che ad un solo sguardo appena più ravvicinato appare inquietante, almeno rispetto allo scenario attuale.

Concludo questa brevissima rassegna dei cicli di sviluppo dell’aeroporto e del suo contesto osservando marginalmente che tutto si svolge sull’arco di vent’anni: circa la metà dell’intero arco di crescita (e devastazione locale) che ha portato Malpensa dallo stadio di pista appena demilitarizzata immersa nei boschi di fianco al Ticino, a quello che più o meno conosciamo tutti, e che continua tuttora a trasformarsi, ad esempio col nuovo raccordo di tipo autostradale da decine di chilometri (e relativi svincoli, bretelle, varianti …) verso le tangenziali di Milano, la A4 e la Padana Superiore, o con la crescita qui e là di grumi di scatoloni che inalberano il vessillo di Malpensa seguito o preceduto da specifiche varie, tipo “polo fieristico”, “nucleo direzionale” “parco qualcos’altro” ecc. Un futuro che evidentemente molti friggono dalla voglia di veder replicato nella pianura bresciana.

Forse i promotori di tutto questo popò di materiali e flussi, che siano legaioli, berluschi, riformisti o riformati, non si sono mai fatti un giro ad esempio nell’alta pianura vercellese o biellese. A vedere come è facile, con molto meno (“solo” la linea AV/AC e adeguamenti di contorno) letteralmente ribaltare un paesaggio e un assetto territoriale. O forse sì, ci sono stati e gli piace moltissimo quella collana di scatoloni sparsi, svincoli degni di un fumetto alla Flash Gordon per collegare due estremità di strada poderale sui lati opposti del corridoio, perversi appetiti locali scatenati, come l’idea di “Autodromo Nazionale di Buronzo” (sic). È certo comunque che qui sulle sponde del Chiese, appena a sud del famoso quartiere nazionalpopolare di San Polo a Brescia, tutti si aspettano sfracelli dal punto di vista della crescita economica, con la creazione di decine e decine di migliaia di posti di lavoro, naturalmente con relativa creazione di spazi e contenitori. Significativo il titolo di un articolo sulla stampa locale all’epoca della prima discussione del Piano d’Area all’inizio di quest’anno: “Nella Fascia d’Oro il nuovo Eldorado della Lombardia”

Fascia d’Oro è tra l’altro il nome dell’attuale zona industriale a cavallo della Statale 236 Goitese, una striscia continua di corsie complanari larga parecchie decine di metri, e che si sviluppa quasi senza soluzione di continuità dai margini orientali del sistema autostradale-tangenziale di Brescia, fino all’ingresso dell’abitato e alla Fiera di Montichiari. Naturalmente il paesaggio lunare (consiglio di percorrerlo a piedi o in bicicletta in un pomeriggio di agosto, magari ascoltandosi in cuffia Paris Texas di Ry Cooder) si completa con gli scatoloni precompressi, le trasversali a cul-de-sac, e infine i mucchi di ghiaia delle cave, che qui abbondano. Magari un Eldorado per chi ci investe, sicuramente non per chi sta tutto il giorno da quelle parti, e che appare potenzialmente peggiore, forse perché più “pianificato”, del suo omologo un centinaio di chilometri più a ovest: la superstrada 336 Autolaghi-Malpensa. E se dobbiamo dar retta alle aspettative degli sviluppisti locali, certamente qui dobbiamo aspettarci qualcosa che sarà “ Altro che Malpensa!”.
E se è vero che proprio il Piano d’Area ha come scopo fondamentale il coordinamento degli interventi e scelte ai fini di un miglior assetto del territorio, quando si arriva alle prospettive di sviluppo economico le indicazioni sembrano orientate soprattutto a tutelare l’ambito dell’Hub, e soltanto quello, anche nella prospettiva (come più di uno lascia intendere almeno sulla stampa) di un “sorpasso” dello scalo di Montichiari rispetto a Malpensa, ridimensionata sui tempi lunghi al ruolo di “ Virtual Hub

Virtualità naturalmente relativa, che secondo gli esegeti dell’Eldorado si declina soprattutto a colpi di concretissimi movimenti terra, pose cementizie, catramose colate. E lascerei perdere per il momento le preoccupazioni di “medio termine” per il prolungarsi del serpentone modello Fascia d’Oro giù per la 236 Goitese fino a saldarsi alla zona industriale di Mantova; o di traverso in direzione della 235 Orzinuovi-Lombardia Occidentale, dove già iniziano ad affollarsi – ignorati altezzosamente dalla Relazione del Piano – tutti i segni dello sviluppo commercial-industriale a nastro. Per non parlare delle futuribili Bre.Be.Mi. e correlato bypass Corda Molle …
Lasciando perdere appunto anche tutto questo, si può restare anche soltanto a scavare un po’ il futuro della piana lì sotto la collina di Castenedolo, praticamente appena sbucati dal budello del centro storico ed ex tracciato della statale per Mantova. Tanto per cominciare, c’è la stazione AV/AC con annessi e connessi, per scendere, sgranchirsi le gambe e fare pipì nella lunga traversata Lisbona-Kiev, se proprio non si vuole prendere l’aereo. Poi come ha spiegato l’assessore leghista Aristide Peli « Nell’area dell’aeroporto sono compatibili delle attività commerciali. Gli oneri di urbanizzazione che saranno versati non dovranno necessariamente ricadere nel Comune che ospiterà le attività commerciali, ma dovranno andare a beneficio dell’intera area. È una delle novità più importanti, una sperimentazione a livello regionale»

Messi così tutti d’accordo sulla distribuzione degli “onori”, si può procedere all’elenco degli oneri, che ad esempio comportano l’insediamento da qualche parte e coordinato con quello stradale, ferroviario, aeroportuale, del nuovo “Stadio di Brescia”. Virgolette di rigore, perché come ormai tutto quanto anche il pallone deve avere la sua bella appendice (e che appendice) turistica, commerciale, di accoglienza, a partire dal nome: Stadium Global Center; e dalla “location”, che come ci spiegano nel sito dello studio global consulting responsabile, è per filo e per segno identica a quella aeroportuale i quanto ad inserimento nella rete infrastrutturale, da quella locale in su
I numeri: lo stadio, fatalmente “uno degli impianti da gioco più moderni d'Europa” può ospitare 25-30.000 persone, e 5.500 posti auto; per lo shopping e servizi vari “un edificio con una pianta di 70.000mq articolato su due piani”, con ad esempio 12.000 mq di ipermercato, una multisala e dei misteriosi “bar tematici”; l’albergo si riassume in 12.000 mq, 200 camere, 500 posti auto, e non è finita; c’è pure un’area direzionale con un complesso su circa 35.000 mq, 5.000 (!) posti auto, e “uffici intelligenti collegati con la banda larga”. Intelligenza e banda larga che evidentemente non servono allo scopo principale, di tenere a distanza almeno qualcuna delle auto previste. E se vi pare già troppo, “ vi sono altre idee nel cassetto. Ad esempio una facoltà universitaria destinata al Food & Beverage e un eventuale centro servizi per l'intermodalità logistica”.

E mi fermo per ora a questa fantomatica facoltà universitaria Food & Beverage, che da sola farebbe esclamare, a proposito di tutta l’operazione Montichiari: Hub? Burp! Del resto in linea con la scorpacciata di metri quadri e cubi di cui sommariamente fatto cenno nei paragrafi precedenti.
Resta una modesta domanda: e Malpensa? Quella desolazione di erbacce, scatoloni e cantieri eterni a cui è stata ridotta una fetta considerevole di Parco Ticino, serviva e servirà davvero a qualcosa?
Mah!
Se non altro, sarà servita a mettere in guardia preventivamente contro il manifesto destino della crescita coatta, a colpi di inestricabili tabelle, dietro cui stanno sempre ben nascosti i committenti.

Alla prossima puntata. Altro che That’s all Folks!